papo La terza ipotesi
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"Le entità non devono essere moltiplicate oltre il necessario."
(Guglielmo Occam)

Se accettiamo di considerare il nostro "io" più profondo come un'entità unica che è sempre la stessa per tutti gli esseri che manifestano un comportamento vitale, allora possiamo renderci conto di quanto la visione del mondo si semplifichi in modo decisivo. Tutto ciò che dobbiamo assumere come esistente è un solo "io" sperimentatore, e un insieme potenzialmente infinito di condizioni sperimentabili, rappresentato dalle infinite vite che possono essere vissute, e le infinite circostanze esterne che possono influenzarle. Questa contrapposizione tra "io" e "insieme delle infinite esperienze" potrebbe essere interpretata come un dualismo che può infastidire i puristi. Per arrivare a una visione monista, occorre superare anche la contraddizione tra noi e la realtà fisica esterna, che svolge il ruolo di supporto comune che permette la nostra interazione. Per riuscirci, è necessario essere disposti a considerare anche quella come uno stato particolare del nostro stesso "io" condiviso, anche se non è detto che a questo particolare stato possa essere associata una "consapevolezza" simile a quella delle nostre vite. In questo modo, potremmo concludere che il dualismo sia solo apparente, in quanto si risolve inevitabilmente in una interazione tra aspetti diversi dell'unico "io" esistente.

Tuttavia la distinzione tra queste due interpretazioni non ha conseguenze sul piano pratico. Se due soluzioni alternative ad un problema "funzionano" in modo uguale, nel senso che hanno la stessa "efficacia pratica", allora questo potrebbe essere un indizio che stiamo tentando di applicare al problema una caratterizzazione che esso non ha. A volte una distinzione può rivelarsi possibile, e dunque una soluzione può infine prevalere sull'altra: ma se un problema, per i termini in cui è posto, non offre alcuna possibilità di distinguere due spiegazioni diverse, non ha senso discutere quale interpretazione sia più corretta: piuttosto, dobbiamo riconoscere che il problema non si presta ad essere discusso su quell'aspetto specifico, e risparmieremmo tempo ed energia se decidessimo di considerarlo un "problema improponibile". Questa considerazione è utile anche per affrontare il problema della "sequenza" delle nostre vite. Se pensiamo che, esprimendoci nei termini abitualmente usati per la reincarnazione, la nostra "anima comune" si reincarna in ognuna delle nostre vite, sorge inevitabile la domanda: quale vita mi toccherà vivere "dopo" quella attuale? Quella di mio figlio? Quella di mio fratello? Quella di uno sconosciuto magari di un'altra epoca o addirittura di un'altro mondo, la cui vita rappresenti il "premio ideale" per la condotta che ho tenuto in questa mia vita attuale? A scopo puramente speculativo, ho immaginato che una possibile sequenza potrebbe essere generata seguendo queste due regole: la vita successiva di ogni madre, è quella del suo primo figlio o figlia; la vita successiva di ogni uomo e di ogni donna che non ha figli, è quella del fratello o sorella immediatamente minore oppure, se non ne ha, del primo fratello minore esistente tornando su nella gerarchia delle madri.

In effetti il problema della "sequenza" ammette tutte le soluzioni che si possono immaginare, ma non ha alcuna speranza di essere risolto in modo ragionevole, ed è una fortuna, altrimenti gli sciocchi potrebbero discriminare le vite già vissute in favore di quelle "ancora da vivere". Ma uno dei punti basilari della terza ipotesi è che l'"io" che sperimenta le vite non sia associato ad alcuna informazione intrinseca: egli è solo il soggetto dell'esperienza della vita, ed ogni altra sua caratteristica deriva dalle condizioni contingenti che sperimenta: le informazioni risiedono unicamente nel mondo fisico. Anche se interpretiamo il mondo fisico stesso come uno stato particolare di esistenza del nostro unico "io", possiamo riformulare la stessa condizione in questo modo: il flusso delle informazioni risiede esclusivamente nello stato dell'"io" che corrisponde al mondo fisico, e questo flusso è soggetto alle condizioni particolari che lo caratterizzano: il limite invalicabile della velocità della luce, l'indeterminazione quantistica, il secondo principio della termodinamica, per citarne alcune che sicuramente influenzano qualsiasi tipo di "informazione". In ogni caso, qualunque fosse l'ipotetico "percorso" seguito dall'"io" tra una vita e l'altra, esso non potrebbe modificare il flusso di informazione che scorre nel mondo fisico: in altre parole, l'informazione di quale possa essere questo percorso non può essere registrata in alcun modo, e dunque il problema non può essere risolto; ciò dovrebbe allora farci capire che il problema della sequenza delle nostre vite non ha significato, malgrado la nostra curiosità: è un altro esempio di "problema improponibile".

Ragionando in termini di "sequenza delle vite", può sembrare che vivendo una vita che interagisce con quella precedente, dovrei essere costretto a comportarmi nella seconda vita in modo conforme a quanto ho già sperimentato vivendo la prima vita. Ma anche se le scelte che compio nella seconda vita sono in grado di influenzare ciò che ho sperimentato nella prima vita, e le scelte compiute dopo aver subito quella influenza, resterebbe comunque impossibile comunicare alla seconda vita qualsiasi informazione proveniente dal "futuro" della prima vita. È il nostro concetto di "vite successive" a trarci in inganno. Se immaginiamo uno scrittore che scrive un'immaginaria "storia completa di tutte le relazioni tra gli esseri viventi dalla nascita del primo alla morte dell'ultimo", non abbiamo difficoltà a concepire come egli possa esprimere il suo "libero arbitrio" in ogni dialogo tra due o più personaggi che dovesse riportare. Il fatto che questa creatività si esprima divisa in "esperienze di vita successive", ci fa perdere di vista che in ogni caso, egli è il responsabile di ogni singola scelta che i personaggi della sua storia compiono; per ogni scelta, c'è sempre un singolo evento di decisione, e le conseguenze di ogni decisione si propagano solo "avanti" nel tempo comune a tutti.

In alternativa alla "sequenza", possiamo anche adottare una concezione di "simultaneità atemporale", che potrebbe apparire meno problematica, a condizione che non si creda che in qualche modo possa "evitarmi" di fare esperienza delle vite che vedo svolgersi in concorrenza con la mia. Considero la scelta di questa definizione una questione di gusti personali, ma la sostanza non cambia: in ogni modo, nel modello che propongo, ogni vita è completamente isolata dalle cosiddette "vite precedenti" e "vite seguenti": tutte le informazioni che abbiamo sono quelle che ci vengono dal mondo esterno, nello stato in cui è mentre lo sperimentiamo, che non possono essere influenzate durante il "passaggio" da una vita all'altra, e non possono "seguirci" in alcun modo. Per capire meglio, consideriamo un esempio cosmologico: alcuni modelli di universo prevedono che tanti universi possano esistere “contemporaneamente” rinchiusi in “bolle inflative” che non possono scambiare informazioni tra loro. Altri modelli ipotizzano che il nostro universo possa finire con un “big crunch” simmetrico al “big bang” dal quale è iniziato, e che possa quindi rigenerarsi in infiniti cicli “successivi”, attraverso infiniti “rimbalzi” o “big bounce”, dove l’universo di ogni ciclo non potrebbe conservare alcuna traccia di quello del ciclo precedente. Alcuni hanno addirittura ipotizzato che potremmo essere parte di un mondo simulato in computer esistenti in una realtà di livello superiore al nostro. Poiché in ognuno di questi modelli si prevede un isolamento delle informazioni, non potremmo mai trovare una differenza tra un universo che potrebbe essere esistito “prima” del nostro, e uno che potrebbe esistere “dopo” il nostro, oppure “accanto” al nostro, “lontano” dal nostro, o “al di sopra” del nostro; sono tutti ugualmente “irraggiungibili”, e poiché in questo caso la qualifica di “irraggiungibile” non dipende da ostacoli tecnici, ma da limiti assoluti, non si può neanche concepire una distinzione tra universi “meno irraggiungibili” e altri “più irraggiungibili”.

Così, non dovremmo sforzarci di concepire per forza l’insieme di tutte le possibili esperienze di vita che possiamo sperimentare come un insieme che possa essere ordinato secondo qualche criterio. L’unico vincolo da adottare è quello che corrisponde al rifiuto del solipsismo, per cui la consistenza della realtà viene definita con la corrispondenza delle esperienze sperimentate durante ogni vita che abbia un’interazione con le altre. Questo significa che dal caotico insieme di “tutte le vite possibili”, dove non ci è preclusa alcuna esperienza, possa essere estratto di volta in volta, per ogni universo che permette la vita, un sottoinsieme di vite che in esso si svolgono interagendo tra loro, e che dovranno essere sperimentate come un “lotto indivisibile”. Questo mi garantisce che ad ogni buona o cattiva azione che commetterò, corrisponde esattamente una buona o cattiva azione che mi sarà fatta.

Il fatto di dover sperimentare ogni singola vita che incontriamo, implica anche che il destino della nostra vita attuale non possa dipendere esclusivamente dal nostro comportamento nella "vita precedente", e quindi che non esista un karma individuale che ognuno porta come un fardello. Mi pare che molti rinuncino malvolentieri a questa idea, perché vorremmo ricevere un riconoscimento dei nostri meriti, sia pure accettando di espiare anche le nostre colpe. Però, riflettendoci meglio, possiamo renderci conto che le nostre condizioni di vita attuali dipendono da tutte le opere di coloro che sono vissuti prima di noi, come le nostre opere influenzeranno le condizioni di vita di tutti coloro che nasceranno dopo di noi: e allora, anche senza l'esistenza di un karma individuale, possiamo capire come il mondo fisico stesso, che lega tra loro tutte le azioni di tutte le nostre vite, può rappresentare in modo ideale il nostro comune "karma condiviso", che il nostro stesso "io" condiviso continua a modificare in meglio o in peggio, mentre sperimenta ogni nostra singola vita.

Continua sulla prossima pagina: "Compatibilità tecniche".

 

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